Sull' Ara,
la lama
come per gli agnelli,
in nome di Qualcuno,
le Acque tinge
di rossi coaguli dei fratelli.
C'è sempre un manto sdrucito.
Angoscia e sangue ospita,
consola,conforta
e lacrime inaridisce
di copti e sottomessi,
innocenti e marginali,
migranti e resistenti.
Presto,
lo straccio rosso fuoco,
spiraglio dell' Umanità,
garrirà al vento.
Allora in nome di Qualcuno
nessun truciderà.
Florenzo Doino
L'allitterazione di r e s accompagna ogni verso: il "rosso" è il filo conduttore, quello dei coaguli di sangue dei morti, vittime sacrificali in nome di Qualcuno, e poi quello dello straccio rosso fuoco, per cui nessuno più ucciderà. Speranza, come sempre, ma non senza battaglia. Speranza di popolo combattente, di fine di una sottomissione. E' la speranza di chi vive al margine, la speranza dei migranti senza terra, quella speranza che muove e cambia il mondo.
RispondiEliminaCome sempre analisi lucida e completa. Diciamolo più forte e a chiare lettere che questa poesia è dedicata ai 21 copti che altro non erano che poveri agricoltori emigrati in Libia per condizioni di vita e di lavoro appena migliori di quelle d' Egitto. Sconcerta il silenzio su questa immane tragedia proletaria.
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